C’è una bugia che circola con insistenza nel mondo delle relazioni e che, paradossalmente, sta distruggendo i rapporti invece di aiutarli: l’idea della “finta uguaglianza”.
Infatti, la maggior parte dei problemi che vedo nascere tra due partner ha un’origine comune: uno squilibrio profondo tra il dare e l’avere.
Tempo fa leggevo di una donna che non aveva alcuna difficoltà ad attirare uomini, ma finiva sempre con persone irraggiungibili: uomini sposati, carcerati o persone che comunque non potevano esserci davvero.
Il motivo?
Aveva il classico archetipo della “crocerossina”.
Cioè, amava prendersi cura dell’altro in modo smisurato…
Dava troppo a persone che non erano minimamente in grado di ricambiare a sufficienza…
E soprattutto, nascondeva una profonda paura di entrare davvero nella relazione.
Spesso chi dà troppo lo fa per evitare di mostrarsi vulnerabile o per paura di creare un’interdipendenza reale.
In una relazione, però, bisogna essere disposti a rinunciare a un po’ di quella libertà “sfrenata” per un bene più grande: l’amore e il sostegno reciproco. Perché una libertà che non accetta confini finisce inevitabilmente per far schiantare i rapporti a lungo termine.
Il mito del 50/50
Ci dicono sempre che una relazione deve essere un rapporto tra uguali. Dal punto di vista del rispetto, certamente.
Ma nella pratica quotidiana?
Dire che si è sempre “uguali” è una stupidaggine.
Non esistono momenti in cui si è perfettamente identici. Ci sono giorni in cui torni a casa stressatissimo e altri in cui il tuo partner è esausto dopo una giornata di lavoro da remoto.
In quei momenti, la domanda non è quanto siamo “uguali”, ma:
“Quanto ci sei adesso, da 1 a 10?”
Il segreto sta nel dialogo banale ma potentissimo. Se io oggi sono al 50% perché ho avuto una giornata difficile, ho bisogno di sapere se tu puoi coprire il resto, magari andando a cucinare o occupandoti delle incombenze pratiche.
Questa finta uguaglianza che cerchiamo di imporre ovunque dovrebbe invece lasciare spazio alle esigenze del momento.
La forza della complementarità
Avere questa consapevolezza — ovvero capire cosa siamo in grado di dare e cosa abbiamo necessità di ricevere — ci dà una forza incredibile.
Ti permette di selezionare meglio l’uomo che hai davanti, chiedendoti: “Quest’uomo riesce a complementarmi?”.
Troppo spesso ci si fanno le domande “giuste” ma nell’ordine sbagliato:
Ti chiedi:
Saprà soddisfare le mie esigenze economiche?
Se sarà un bravo padre?
Come saranno le prestazioni a letto?
Ora… questi sono tutti aspetti importanti, ovviamente.
Ma non sono la base.
La base è la tua personalità: quest’uomo è in grado di complementarti come persona?
Il lavoro, i soldi e persino i figli sono elementi che possono cambiare o venire meno nel tempo.
Ma alla fine, ciò che rimane siete voi due: due esseri umani che scelgono di crescere insieme.
Smettere di cercare un’uguaglianza teorica e iniziare a cercare una complementarità reale è l’unico modo per costruire qualcosa che duri davvero.